Don Quijote de la Mancha
         de Miguel de Cervantes Saavedra
Edición bilingüe, español-italiano, en textos paralelos
Edizione bilingue Spagnolo-Italiana, in testi paralleli
Traducción: Ed. de Edoardo Perino.
Integrado en el sistema MGARCI
P. I- Pró. 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52
P. I- Pró. 01 02 03 04 05 06 07 08 09 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74
I. Capítulo I. De lo que el cura y el barbero pasaron con don Quijote cerca de su enfermedad. CAPITOLO I ESPERIMENTI DEL CURATO E DEL BARBIERE SOPRA LA MALATTIA DI DON CHISCIOTTE.
Cuenta Cide Hamete Benengeli, en la segunda parte desta historia y tercera salida de don Quijote, que el cura y el barbero se estuvieron casi un mes sin verle, por no renovarle y traerle a la memoria las cosas pasadas; pero no por esto dejaron de visitar a su sobrina y a su ama, encargándolas tuviesen cuenta con regalarle, dándole a comer cosas confortativas y apropiadas para el corazón y el celebro, de donde procedía, según buen discurso, toda su mala ventura. Las cuales dijeron que así lo hacían, y lo harían, con la voluntad y cuidado posible, porque echaban de ver que su señor por momentos iba dando muestras de estar en su entero juicio; de lo cual recibieron. Y así, determinaron de visitarle y hacer esperiencia de su mejoría, aunque tenían casi por imposible que la tuviese, y acordaron de no tocarle en ningún punto de la andante caballería, por no ponerse a peligro de descoser los de la herida, que tan tiernos estaban. Cid Hamet Ben-Engeli nella seconda parte di questa istoria, e nella terza uscita di don Chisciotte, racconta che il curato ed il barbiere lasciarono scorrere un mese prima che si facessero vedere da lui, per non ridurgli alla memoria le passate cose. Non per questo mancarono di visitare sua nipote e la serva, raccomandando loro di blandirlo molto, e di fargli mangiare cose confortative e appropriate al cuore e al cervello, dal cui sovvertimento doveva credersi che procedesse tutta la sua disgrazia; e furono assicurati da ambedue che si sarebbero data la più viva premura, scorgendo già nel padrone un qualche segno che ei ritornava nel suo pieno giudizio. I due amici n'ebbero molto contento, avvisandosi di essersi attenuti al più sano consiglio col ricondurlo come incantato sul carro tirato dai buoi, siccome si è detto nell'ultimo capitolo della prima parte di questa altrettanto grande che veridica istoria. E così si determinarono di visitarlo e di conoscere se fosse reale quel miglioramento da loro tenuto quasi per impossibile; ma nel tempo stesso convennero di non toccare punto alcuno della errante cavalleria per non correre pericolo di riaprire una ferita ancor troppo fresca.
Visitáronle, en fin, y halláronle sentado en la cama, vestida una almilla de bayeta verde, con un bonete colorado toledano; y estaba tan seco y amojamado, que no parecía sino hecho de carne momia. Fueron dél muy bien recebidos, preguntáronle por su salud, y él dio cuenta de sí y de ella con mucho juicio y con muy elegantes palabras; y en el discurso de su plática vinieron a tratar en esto que llaman razón de estado y modos de gobierno, enmendando este abuso y condenando aquél, reformando una costumbre y desterrando otra, haciéndose cada uno de los tres un nuevo legislador, un Licurgo moderno o un Solón flamante; y de tal manera renovaron la república, que no pareció sino que la habían puesto en una fragua, y sacado otra de la que pusieron; y habló don Quijote con tanta discreción en todas las materias que se tocaron, que los dos esaminadores creyeron indubitadamente que estaba del todo bueno y en su entero juicio. Si recarono dunque a fargli visita in casa, e lo trovarono seduto nel suo letto con indosso una camiciuola di rovescio verde, ed in capo un berrettino rosso di quei di Toledo; ed era sì secco ed allungato e stecchito che pareva proprio una mummia. Ebbero da lui cortese accoglienza, ed avendolo interrogato di sua salute ne ricevettero giudiziose ed acconce risposte. Versò il tema dei loro discorsi intorno a quella che si denomina Ragione di Stato, e intorno alla maniera di governare, emendando il tal abuso, riprovando il tal altro, promovendo la riforma del tal costume, sbandendone un'altra e costituendosi ognuno dei tre qual novello legislatore, quasi moderno Licurgo e fervente Solone, rinnovavano a parole il governo della cosa pubblica come se avessero posto lo Stato in un crogiuolo, e cavatone fuora un altro a loro senno più bello e perfetto. Parlò don Chisciotte sugli argomenti tutti discussi con tanta saggezza, che i due esaminatori si persuasero fermamente lui essere guarito affatto dalla vecchia pazzia.
Halláronse presentes a la plática la sobrina y ama, y no se hartaban de dar gracias a Dios de ver a su señor con tan buen entendimiento; pero el cura, mudando el propósito primero, que era de no tocarle en cosa de caballerías, quiso hacer de todo en todo esperiencia si la sanidad de don Quijote era falsa o verdadera, y así, de lance en lance, vino a contar algunas nuevas que habían venido de la corte; y, entre otras, dijo que se tenía por cierto que el Turco bajaba con una poderosa armada, y que no se sabía su de-Su Majestad ha hecho como prudentísimo guerrero en proveer sus estados con tiempo, porque no le halle desapercebido el enemigo; pero si se tomara mi consejo, aconsejárale yo que usara de una prevención, de la cual Su Majestad la hora de agora debe estar muy ajeno de pensar en ella. Erano presenti a questi colloqui e la nipote e la serva, le quali rendevano incessanti grazie al Signore vedendo il loro zio e padrone ricondotto interamente al buon senno: ma il curato scostandosi un giorno dal suo primo divisamento, ch'era di non muovere parola intorno a cose di cavalleria, volle avere più compiuta esperienza se falsa o veritiera fosse la guarigione di don Chisciotte. Passando perciò da uno in altro proposito si fece a narrare certe nuove ch'erano venute dalla Corte e tra le altre disse che il Turco calava con assai poderosa armata senza potersi punto indovinare i disegni suoi, ed ignorandosi ove andasse a scaricarsi quel nembo terribile, timore che quasi ogni anno fa dare all'armi la nazione, tiene la cristianità tutta in grande apprensione, ed obbliga sua Maestà a guarnire le coste di Napoli e di Sicilia e l'isola di Malta. Rispose a ciò don Chisciotte: — Ha la Maestà sua adempite le parti di prudentissimo guerriero nell'aver messi a tempo i suoi Stati in difesa sicché non possa coglierlo alla impensata l'inimico; ma se accettato avesse un mio consiglio, insinuato io le avrei di valersi di un provvedimento che da sua Maestà fino adesso non fu mai considerato. »
Apenas oyó esto el cura, cuando dijo entre sí. Appena il curato ciò intese, disse tra sé medesimo:
-¡Dios te tenga de su mano, pobre don Quijote que me parece que te despeñas de la alta cumbre de tu locura hasta el profundo abismo de tu simplicidad. — Dio ti tenga sopra la sua santa mano, povero don Chisciotte, che già mi sembra di vederti piombare dall'alto vertice della tua pazzia al profondo abisso della tua semplicità. »
Mas el barbero, que ya había dado en el mesmo pensamiento que el cura, preguntó a don Quijote cuál era la advertencia de la prevención que decía era bien se hiciese; quizá podría ser tal, que se pusiese en la lista de los muchos advertimientos impertinentes que se suelen dar a los príncipes. Ma il barbiere, ch'era venuto nel pensiero stesso del curato, domandò a don Chisciotte qual era il provvedimento ch'egli reputava sì utile; probabilmente, soggiunse, potrà aggiugnersi al novero dei molti impertinenti consigli che si sogliono dare ai principi.
-El mío, señor rapador -dijo don Quijote-, no será impertinente, sino perteneciente. — Il mio, signor barbitonsore, non sarà già impertinente, ma appartenente, replicò don Chisciotte.
-No lo digo por tanto -replicó el barbero-, sino porque tiene mostrado la esperiencia que todos o los más arbitrios que se dan a Su Majestad, o son imposibles, o disparatados, o en daño del rey o del reino. — Non parlò con mala intenzione, rispose il barbiere, ma perché la sperienza ci ammaestra che la maggior parte dei disegni che si assoggettano a sua Maestà, si riduce a cose impossibili o spropositate, da riuscir poi in danno del re e del regno.
-Pues el mío -respondió don Quijote- ni es imposible ni disparatado, sino el más fácil, el más justo y el más mañero y breve que puede caber en pensamiento de arbitrante alguno. — Il mio, replicò don Chisciotte, non è però impossibile né spropositato, ma il più giusto e il più agevole e pronto che potesse cadere in mente di qualsiasi ministro di Stato.
-Ya tarda en decirle vuestra merced, señor don Quijote -dijo el cura. — Non indugi più a dirlo, signor don Chisciotte, soggiunse il curato.
-No querría -dijo don Quijote- que le dijese yo aquí agora, y amaneciese mañana en los oídos de los señores consejeros, y se llevase otro las gracias y el premio de mi trabajo. — Io non vorrei, ripigliò don Chisciotte, esporlo adesso qua, e che poi domani mattina pervenuto fosse agli orecchi dei signori consiglieri, ed altri cogliesse il frutto ed il premio dell'opera mia.
-Por mí -dijo el barbero-, doy la palabra, para aquí y para delante de Dios, de no decir lo que vuestra merced dijere a rey ni a roque, ni a hombre terrenal, juramento que aprendí del romance del cura-No sé historias -dijo don Quijote-, pero sé que es bueno ese juramento, en fee de que sé que es hombre de bien el señor barbero. — Quanto a me, disse il barbiere, se questa sua risposta mi riguarda, giuro in faccia agli uomini e a Dio che non mi uscirà di bocca una sola delle parole di vossignoria né con re, né con Rocco, né con uomo terreno; giuramento che appresi dalla canzone del curato, il quale nel Prefazio con questa formola avvisò il re di chi gli aveva rubate le cento doble e la mula dell'ambio. — Io non so di tante storie, disse don Chisciotte, ma essendo certo della onestà del signor barbiere, tengo per valido il suo giuramento.
-Cuando no lo fuera -dijo el cura-, yo le abono y salgo por él, que en este caso no hablará más que un mudo, so pena de pagar lo juzgado y . — Quando nol fosse, soggiuse il curato, io garentisco per lui che non parlerà più di un muto, sotto pena di sottostare al pagamento di quanto sarà giudicato con definitiva sentenza.
-Y a vuestra merced, ¿quién le fía, señor cura? -dijo don Quijote. — E chi dà guarentigia per vossignoria, signor curato? disse don Chisciotte.
-Mi profesión -respondió el cura-, que es de guardar secreto. — Il mio ministero, rispose il curato, che m'impone di guardare il segreto gelosamente.
-¡Cuerpo de tal! -dijo a esta sazón don Quijote-. ¿Hay más, sino mandar Su Majestad por público pregón que se junten en la corte para un día señalado todos los caballeros andantes que vagan por España; que, aunque no viniesen sino media docena, tal podría venir entre ellos, que solo bastase a destruir toda la potestad del Turco? Esténme vuestras mercedes atentos, y vayan conmigo. ¿Por ventura es cosa nueva deshacer un solo caballero andante un ejército de docientos mil hombres, como si todos juntos tuvieran una sola garganta, o fueran hechos de alfenique? Si no, díganme ¿cuántas historias están llenas destas maravillas? ¡Había, en hora mala para mí, que no quiero decir para otro, de vivir hoy el famoso don Belianís, o alguno de los del inumerable linaje de Amadís de Gaula; que si alguno déstos hoy viviera y con el Turco se afrontara, a fee que no le arrendara la ganancia! Pero Dios mirará por su pueblo, y deparará alguno que, si no tan bravo como los pasados andantes caballeros, a lo menos no les será inferior en el ánimo; y Dios me entiende, y no digo más. — Or bene, soggiunse allora don Chisciotte; e che altro occorre se non che sua Maestà comandi per pubblico banditore che abbiano in un dato giorno a trovarsi uniti alla corte tutti i cavalieri erranti che sono dispersi per la Spagna? Ché quando ne comparisse niente più di una mezza dozzina, già basterebbero per distruggere l'immensa potestà del Turco. Mi onorino le vostre signorie della loro attenzione, ed accompagnino il mio ragionamento. Sarebbe forse novità che un solo cavaliere errante avesse sbaragliato un esercito di dugentomila combattenti, come se tutti insieme fossero stati di paste dolci e soltanto con una gola? E in prova di questo favoriscano dirmi: quante storie non abbondano elleno di siffatte maraviglie? Vivesse di presente almeno (venga malanno a me, che ad altri non lo vo' augurare!) il famoso don Belianigi o alcuno degli innumerevoli discendenti da Amadigi di Gaula, che se oggidì si trovasse alcuno di quel lignaggio, e venisse alle prese col Turco, in verità che non lo manderebbe al prete per la penitenza: ma Dio Signore avrà cura del suo popolo, e farà uscir in campagna taluno che se non avrà la gagliardia dei trapassati cavalieri erranti, non sarà al certo inferiore ad essi nel coraggio; e Dio m'intende, e non dico altro.
-¡Ay! -dijo a este punto la sobrina-; ¡que me maten si no quiere mi señor volver a ser caballero andante. — Ahi, ahi, sclamò la nipote a questo punto, ch'io possa morire se al mio buon zio non è tornato il capriccio di riprendere l'esercizio della cavalleria errante! » Cui don Chisciotte:
A lo que dijo don Quijote. — Cavaliere errante sono, e cavaliere errante morrò,
-Caballero andante he de morir, y baje o suba el Turco cuando él quisiere y cuan poderosamente pudiere; que otra vez digo que Dios me entiende. se ne venga il Turco o se ne vada, e con quante forze gli pare; e torno a dire che Dio m'intende. »
A esta sazón dijo el barbero. Soggiunse allora il barbiere:
-Suplico a vuestras mercedes que se me dé licencia para contar un cuento breve que sucedió en Sevilla, que, por venir aquí como de molde, me da gana de contarle. — Supplico le signorie vostre a permettermi di raccontare loro un piccolo caso occorso in Siviglia che per cadere ora perfettamente a proposito mi viene voglia di non tacerlo. »
Dio la licencia don Quijote, y el cura y los demás le prestaron atención, y él comenzó desta manera. Glielo permisero don Chisciotte e il curato; tutti gli prestarono attenzione, ed egli cominciò in questa guisa:
-« En la casa de los locos de Sevilla estaba un hombre a quien sus parientes habían puesto allí por falto de juicio. Era graduado en cánones por Osuna, pero, aunque lo fuera por Salamanca, según opinión de muchos, no dejara de ser loco. Este tal graduado, al cabo de algunos años de recogimiento, se dio a entender que estaba cuerdo y en su entero juicio, y con esta imaginación escribió al arzobispo, suplicándole encarecidamente y con muy concertadas razones le mandase sacar de aquella miseria en que vivía, pues por la misericordia de Dios había ya cobrado el juicio perdido; pero que sus parientes, por gozar de la parte de su hacienda, le tenían allí, y, a pesar de la verdad, querían que fuese loco hasta la muerte. « Viveva nella casa dei pazzi in Siviglia un uomo collocatovi dai suoi parenti perché giudicato fuori di senno; era addottorato nei canoni in Ossuna, ma lo fosse pur anche stato in Salamanca, come alcuni dicono, fatto sta ch'era pazzo. A capo di molti anni da che viveasi rinchiuso si persuase di essere ritornato savio e giudizioso, e con tale supposizione egli scrisse all'arcivescovo, supplicandolo con grande istanza e con molto bene accomodate parole che lo facesse trarre dalla miseria in cui viveva, poiché per la misericordia del Signore aveva ricuperato il senno: soggiungendo che l'ingordigia dei parenti, i quali gli usurpavano gli averi suoi, era la sola cagione per cui lo teneano rinserrato, e voleasi che in onta al vero foss'egli trattato da pazzo infino alla morte.
» El arzobispo, persuadido de muchos billetes concertados y discretos, mandó a un capellán suyo se informase del retor de la casa si era verdad lo que aquel licenciado le escribía, y que asimesmo hablase con el loco, y que si le pareciese que tenía juicio, le sacase y pusiese en libertad. Hízolo así el capellán, y el retor le dijo que aquel hombre aún se estaba loco que, puesto que hablaba muchas veces como persona de grande entendimiento, al cabo disparaba con tantas necedades, que en muchas y en grandes igualaban a sus primeras discreciones, como se podía hacer la esperiencia hablándole. Quiso hacerla el capellán, y, poniéndole con el loco, habló con él una hora y más, y en todo aquel tiempo jamás el loco dijo razón torcida ni disparatada; antes, habló tan atentadamente, que el capellán fue forzado a creer que el loco estaba cuerdo; y entre otras cosas que el loco le dijo fue que el retor le tenía ojeriza, por no perder los regalos que sus parientes le hacían porque dijese que aún estaba loco, y con lúcidos intervalos; y que el mayor contrario que en su desgracia tenía era su mucha hacienda, pues, por gozar della sus enemigos, ponían dolo y dudaban de la merced que Nuestro Señor le había hecho en volverle de bestia en hombre. Finalmente, él habló de manera que hizo sospechoso al retor, codiciosos y desalmados a sus parientes, y a él tan discreto que el capellán se determinó a llevársele consigo a que el arzobispo le viese y tocase con la mano la verdad de aquel negocio. Persuaso l'arcivescovo dalle molte sue lettere prudenti e assennate, spedì un suo cappellano perché s'informasse dal rettore della casa se vero fosse quanto il dottore scriveva, e venisse eziandio a ragionamento col pazzo, e lo rendesse pure alla libertà quando sembrato gli fosse da vero ritornato in buon cervello. L'ordine fu puntualmente eseguito dal cappellano, ed il rettore lo assicurò che pazzo tuttavia era quell'uomo; il quale, quantunque parlasse talvolta come persona di buon discernimento, pure non la finiva senza dare nei più madornali spropositi ch'erano tanti e sì grandi da far cadere al confronto gli attimi della sua saggezza; della qual cosa avrebbe egli potuto far prova passando col pazzo ad un colloquio. Volle infatti il cappellano porsi a discorso col pazzo per più di un'ora, nel corso della quale non gli uscì di bocca parola meno che ragionevole, anzi si espresse con sì grande antivedimento che il cappellano trovossi obbligato a tenere il pazzo per uomo ricondotto alla sana ragione. Tra le altre cose dette una si fu che il rettore lo guardava bieco per non perdere i regali che gli faceano i parenti suoi sollecitandolo a disseminare la voce ch'egli era pazzo benché avesse dei lucidi intervalli; che il maggior nemico che avesse a sua disgrazia si era la pingue sua facoltà; che gli voleano male per solo fine di usurpargliela; e avvalorando l'inganno, rendevano dubbiosa la grazia fattagli da Dio signore di restituirlo al pristino stato di sana mente. Infine parlava egli in maniera che faceva sospettare del rettore, dell'avidità e barbarie dei parenti; e appariva sì saggio che il cappellano si determinò di menarlo seco, affinché l'arcivescovo lo vedesse, e toccasse con mano la verità del fatto.
» Con esta buena fee, el buen capellán pidió al retor mandase dar los vestidos con que allí había entrado el licenciado; volvió a decir el retor que mirase lo que hacía, porque, sin duda alguna, el licenciado aún se estaba loco. No sirvieron de nada para con el capellán las prevenciones y advertimientos del retor para que dejase de llevarle; obedeció el retor, viendo ser orden del arzobispo; pusieron al licenciado sus vestidos, que eran nuevos y decentes, y, como él se vio vestido de cuerdo y desnudo de loco, suplicó al capellán que por caridad le diese licencia para ir a despedirse de sus compañeros los locos. El capellán dijo que él le quería acompañar y ver los locos que en la casa había. Subieron, en efeto, y con ellos algunos que se hallaron presentes; y, llegado el licenciado a una jaula adonde estaba un loco furioso, aunque entonces sosegado y quieto, le dijo ''Hermano mío, mire si me manda algo, que me voy a mi casa; que ya Dios ha sido servido, por su infinita bondad y misericordia, sin yo merecerlo, de volverme mi juicio ya estoy sano y cuerdo; que acerca del poder de Dios ninguna cosa es imposible. Tenga grande esperanza y confianza en Él, que, pues a mí me ha vuelto a mi primero estado, también le volverá a él si en Él confía. Yo tendré cuidado de enviarle algunos regalos que coma, y cómalos en todo caso, que le hago saber que imagino, como quien ha pasado por ello, que todas nuestras locuras proceden de tener los estómagos vacíos y los celebros llenos de aire. Esfuércese, esfuércese, que el descaecimiento en los infortunios apoca la salud y acarrea la muerte''. Con questa persuasione il cappellano indusse il rettore a consegnare al dottore i vestiti coi quali era entrato nell'ospedale. Il rettore disse al cappellano che tenesse gli occhi aperti perché il dottore senza dubbio veruno era ancora pazzo. A nulla servirono gli avvertimenti, e convenne obbedire, poiché l'arcivescovo così comandava. Si restituirono al dottore i suoi abiti ch'erano nuovi e decenti; ed egli come si vide vestito da uomo sciolto da ogni apparenza di pazzia, supplicò il cappellano che per atto di carità gli desse permissione di andare a pigliar commiato dai pazzi già suoi colleghi. Gli disse il cappellano che in ciò gli volea essere compagno anche per vedere i pazzi che si trovavano nell'albergo. In effetto montarono all'alto accompagnati da alcuni individui che si trovavano presenti, ed appressatisi ad una gabbia dove stava un pazzo furioso, benché allora tranquillo, gli disse il dottore: — Fratello, datemi i vostri comandi, che me ne vo adesso a casa mia, da che piacque alla infinita pietà e misericordia di Dio Signore di farmi, senza mio merito, ritornare il mio buon giudizio: io sono già sano e guarito, ché al potere di Dio nulla è impossibile: ora sperate anche voi, ed abbiate in lui confidenza, poiché avendo a me restituita la sanità, a voi pure la ridonerà se in lui confiderete; io mi prenderò cura di farvi capitare qualche cosa da mangiare, e ve ne ciberete, mentre, come uomo sperimentato, io giudico che tutte le vostre pazzie procedano dall'avere lo stomaco digiuno ed il cervello pieno di vento: datevi animo, sforzatevi all'allegria che l'avvilimento delle disgrazie, col consumare la salute, ci va affrettando la nostra ultima ora. »
» Todas estas razones del licenciado escuchó otro loco que estaba en otra jaula, frontero de la del furioso, y, levantándose de una estera vieja donde estaba echado y desnudo en cueros, preguntó a grandes voces quién era el que se iba sano y cuerdo. El licenciado respondió ''Yo soy, hermano, el que me voy; que ya no tengo necesidad de estar más aquí, por lo que doy infinitas gracias a los cielos, que tan grande merced me han hecho''. ''Mirad lo que decís, licenciado, no os engañe el diablo -replicó el loco-; sosegad el pie, y estaos quedito en vuestra casa, y ahorraréis la vuelta''. ''Yo sé que estoy bueno -replicó el licenciado-, y no habrá para qué tornar a andar estaciones''. ''¿Vos bueno? -dijo el loco- agora bien, ello dirá; andad con Dios, pero yo os voto a Júpiter, cuya majestad yo represento en la tierra, que por solo este pecado que hoy comete Sevilla, en sacaros desta casa y en teneros por cuerdo, tengo de hacer un tal castigo en ella, que quede memoria dél por todos los siglos del los siglos, amén. ¿No sabes tú, licenciadillo menguado, que lo podré hacer, pues, como digo, soy Júpiter Tonante, que tengo en mis manos los rayos abrasadores con que puedo y suelo amenazar y destruir el mundo? Pero con sola una cosa quiero castigar a este ignorante pueblo, y es con no llover en él ni en todo su distrito y contorno por tres enteros años, que se han de contar desde el día y punto en que ha sido hecha esta amenaza en adelante. ¿Tú libre, tú sano, tú cuerdo, y yo loco, y yo enfermo, y yo atado...? Así pienso llover como pensar ahorcarme''. Un altro pazzo che rinchiuso era in un'altra carcere dirimpetto a quella del furioso se ne stava ascoltando il discorso del dottore e rizzandosi sopra una vecchia stuoia, dove tutto ignudo giaceva, dimandò con sonora voce chi era colui che se ne partiva sano e in cervello. — Sono io, rispose il dottore: quello io sono, o fratello, che me ne vado, non essendo oramai più necessario qui il mio soggiorno: e rendo infinite grazie al Cielo per così segnalato favore. — Guardate bene quello che dite, o dottore, né vi lasciate ingannare dal demonio, replicò il demente: non movete passo e restatevene in santa pace dove siete, che così vi risparmierete l'incomodo del ritorno.— Io so che mi sento guarito, replicava il dottore, né occorrerà più andare e tornare innanzi e indietro.— Voi guarito? soggiunse il pazzo; oh la vedremo! andate pure con Dio, ma io giuro a Giove, la cui maestà rappresento su questa bassa terra che per questo peccato solo che oggi si commette nella città di Siviglia, col lasciarvi uscire di questa casa come se già foste guarito, voglio darle sì terribile castigo che abbiasene a ricordare nei secoli dei secoli amen. E non sai tu, dottorello imbecille, che sta in mio potere il farlo, essendo io, come ti ho detto altre volte, Giove tonante che tiene in sua mano le fulminatrici saette colle quali soglio minacciare e posso incenerire l'universo? In un modo solo per altro io darò castigo a questo ignorante popolo; e lo farò col negare la pioggia alla città, al suo distretto e ai contorni per tre anni da computarsi dal giorno e dal punto in cui ho proferita questa minaccia: tu libero, tu risanato, tu in cervello, e io pazzo, io infermo, io fra i ceppi? che io possa restare morto se non interdico la pioggia!
» A las voces y a las razones del loco estuvieron los circustantes atentos, pero nuestro licenciado, volviéndose a nuestro capellán y asiéndole de las manos, le dijo ''No tenga vuestra merced pena, señor mío, ni haga caso de lo que este loco ha dicho, que si él es Júpiter y no quisiere llover, yo, que soy Neptuno, el padre y el dios de las aguas, lloveré todas las veces que se me antojare y fuere menester''. A lo que respondió el capellán ''Con todo eso, señor Neptuno, no será bien enojar al señor Júpiter vuestra merced se quede en su casa, que otro día, cuando haya más comodidad y más espacio, volveremos por vuestra merced''. Rióse el retor y los presentes, por cuya risa se medio corrió el capellán; desnudaron al licenciado, quedóse en casa y acabóse el cuento. Alle voci e alle dichiarazioni del pazzo ponevano gli astanti somma attenzione; ma il nostro dottore voltosi al cappellano e prendendolo per mano, gli disse: — Non abbia paura la signoria vostra e non faccia conto dell'espressione di questo pazzo, perché se egli è Giove che nega la pioggia, io che sono Nettuno, padre e nume delle acque, farò piovere ogni volta che me ne venga il destro e ne conosca il bisogno. Qui il cappellano: — Non sarà bene per altro, signor Nettuno mio, il provocare lo sdegno del signor Giove: resti vossignoria nella sua abitazione, che ciò vedremo un altro giorno a più comodo ed agio. Fecero grandi risate il rettore e gli astanti, del che prese molto collera il cappellano, ma intanto al povero dottore furono tolti di nuovo i vestiti e restò all'ospedale, e così termina l'istorietta. »
-Pues, ¿éste es el cuento, señor barbero -dijo don Quijote-, que, por venir aquí como de molde, no podía dejar de contarle? ¡Ah, señor rapista, señor rapista, y cuán ciego es aquel que no vee por tela de cedazo! Y ¿es posible que vuestra merced no sabe que las comparaciones que se hacen de ingenio a ingenio, de valor a valor, de hermosura a hermosura y de linaje a linaje son siempre odiosas y mal recebidas? Yo, señor barbero, no soy Neptuno, el dios de las aguas, ni procuro que nadie me tenga por discreto no lo siendo; sólo me fatigo por dar a entender al mundo en el error en que está en no renovar en sí el felicísimo tiempo donde campeaba la orden de la andante caballería. Pero no es merecedora la depravada edad nuestra de gozar tanto bien como el que gozaron las edades donde los andantes caballeros tomaron a su cargo y echaron sobre sus espaldas la defensa de los reinos, el amparo de las doncellas, el socorro de los huérfanos y pupilos, el castigo de los soberbios y el premio de los humildes. Los más de los caballeros que agora se usan, antes les crujen los damascos, los brocados y otras ricas telas de que se visten, que la malla con que se arman; ya no hay caballero que duerma en los campos, sujeto al rigor del cielo, armado de todas armas desde los pies a la cabeza; y ya no hay quien, sin sacar los pies de los estribos, arrimado a su lanza, sólo procure descabezar, como dicen, el sueño, como lo hacían los caballeros andantes. Ya no hay ninguno que, saliendo deste bosque, entre en aquella montaña, y de allí pise una estéril y desierta playa del mar, las más veces proceloso y alterado, y, hallando en ella y en su orilla un pequeño batel sin remos, vela, mástil ni jarcia alguna, con intrépido corazón se arroje en él, entregándose a las implacables olas del mar profundo, que ya le suben al cielo y ya le bajan al abismo; y él, puesto el pecho a la incontrastable borrasca, cuando menos se cata, se halla tres mil y más leguas distante del lugar donde se embarcó, y, saltando en tierra remota y no conocida, le suceden cosas dignas de estar escritas, no en pergaminos, sino en bronces. Mas agora, ya triunfa la pereza de la diligencia, la ociosidad del trabajo, el vicio de la virtud, la arrogancia de la valentía y la teórica de la práctica de las armas, que sólo vivieron y resplandecieron en las edades del oro y en los andantes caballeros. Si no, díganme ¿quién más honesto y más valiente que el famoso Amadís de Gaula?; ¿quién más discreto que Palmerín de Inglaterra?; ¿quién más acomodado y manual que Tirante el Blanco?; ¿quién más galán que Lisuarte de Grecia? ; ¿quién más acuchillado ni acuchillador que don Belianís?; ¿quién más intrépido que Perión de Gaula, o quién más acometedor de peligros que Felixmarte de Hircania, o quién más sincero que Esplandián?; ¿quién mas arrojado que don Cirongilio de Tracia?; ¿quién más bravo que Rodamonte?; ¿quién más prudente que el rey Sobrino?; ¿quién más atrevido que Reinaldos?; ¿quién más invencible que Roldán?; y ¿quién más gallardo y más cortés que Rugero, de quien decienden hoy los duques de Ferrara, según Turpín en su Cosmografía? Todos estos caballeros, y otros muchos que pudiera decir, señor cura, fueron caballeros andantes, luz y gloria de la caballería. Déstos, o tales como éstos, quisiera yo que fueran los de mi arbitrio, que, a serlo, Su Majestad se hallara bien servido y ahorrara de mucho gasto, y el Turco se quedara pelando las barbas, y con esto, no quiero quedar en mi casa, pues no me saca el capellán della; y si su Júpiter, como ha dicho el barbero, no lloviere, aquí estoy yo, que lloveré cuando se me antojare. Digo esto porque sepa el señor Bacía que le entiendo. — E questo è dunque il racconto, disse al barbiere don Chisciotte, che per cadere bene in acconcio ella non ha potuto far meno di esporci? Ah, signor barbitonsore, è pure un gran cieco colui che non vede per la tela di uno staccio! Ed è egli possibile che non conosca vossignoria come i paragoni che si fanno da ingegno a ingegno, da valore a valore, da bellezza a bellezza, da prosapia a prosapia sono sempre odiosi e male accetti? Io, signor barbiere mio, non sono Nettuno il nume delle acque, né pretenderei di essere tenuto per savio se tale non fossi; né altro fo che affaticarmi per far conoscere al mondo l'errore in cui giace di non rinnovare a proprio vantaggio il felicissimo tempo in cui campeggiava l'ordine della errante cavalleria; ma non merita di godere sì eccelso bene la depravata età nostra come era fruito nei tempi nei quali gli erranti cavalieri pigliavano sopra di sé la difesa dei regni, la protezione delle donzelle, il soccorso degli orfani e dei pupilli, il castigo dei superbi e l'esaltamento degli umili. La maggior parte dei cavalieri d'oggidì fanno più vistoso sfarzo dei damaschi, dei broccati e delle ricche tele di cui si vestono, che della maglia di cui dovrebbero armarsi; non v'è più un cavaliere che dorma pei campi esposto al rigore del cielo, e armato da capo a piedi più non si trova chi senza levare i piè dalle staffe, appoggiato alla sua lancia si contenti di dormicchiare a foggia degli antichi cavalieri eroi: nessuno oggimai più si trova che uscendo di questo bosco si metta per quella montagna, e di là si conduca alla infeconda e deserta spiaggia di un oceano il più delle volte procelloso e agitato, ove trovando un piccolo legno senza remi, vele, alberi e sarte, entri con intrepido cuore, abbandonandosi alle onde implacabili del mare profondo che ora lo innalzano alle stelle, ed ora lo cacciano giù nell'abisso; ed affrontando la implacabile burrasca, si trovi scostato dal luogo del suo imbarco per tremila leghe: sicché poi trasportato in rimote e incognite terre, cose gli accadono degne di essere scritte non in pergamene, ma in bronzi. Ora la infingardaggine trionfa della diligenza, l'ozio del travaglio, il vizio della virtù, l'arroganza del valore e la teorica della pratica delle armi che furono e risplendettero nell'età dell'oro e dell'errante cavalleria. E chi fosse di contrario avviso mi risponda per un poco: chi fu mai più onesto e valoroso del celebre Amadigi di Gaula? chi più assennato di Palmerino d'Inghilterra? chi più accomodato e manieroso di Tirante il Bianco? chi più galante di Lisvarte di Grecia? chi più feritore e ferito di don Belianigi? chi più intrepido di Perion di Gaula? chi più affrontatore di pericoli di Felismarte d'Ircania? chi più sincero di Splandiano? chi più precipitoso di don Zeriongilio di Tracia? chi più bravo di Rodomonte? chi più prudente del re Sobrino? chi più ardimentoso di Rinaldo? chi più invincibile di Roldano? e chi più avvenente e gentile di Ruggero? Tutti questi e molti altri cavalieri dei quali potrei parlare, furono, signor curato mio, cavalieri erranti, luce e gloria della cavalleria. Questi ovvero altri a loro simili vorrei che fossero quelli da me prescelti; che tali essendo ne avrebbe ottimo servigio la Maestà sua, risparmierebbe molte spese, e al Turco toccherebbe di strapparsi la barba pelo a pelo. Eh! appoggiato a queste vere dottrine non voglio io starmene a casa mia, se anche il cappellano non viene a trarmene fuori: e se Giove, come disse il Barbiere, non farà piovere, sono qua io che darò pioggia quando me ne venga la voglia: e dico questo perché sappia quel caro signor bacino da barba ch'è da me ben inteso.
-En verdad, señor don Quijote -dijo el barbero-, que no lo dije por tanto, y así me ayude Dios como fue buena mi intención, y que no debe vuestra merced sentirse. — In verità, signor don Chisciotte, rispose il barbiere, che io non dissi per offenderla, né dee vossignoria aversene punto a male.
-Si puedo sentirme o no -respondió don Quijote-, yo me lo sé. — Se io debba o no avermene a male, ciò a me si appartiene, replicò don Chisciotte.
A esto dijo el cura. A tal passo soggiunse il curato:
-Aun bien que yo casi no he hablado palabra hasta ahora, y no quisiera quedar con un escrúpulo que me roe y escarba la conciencia, nacido de lo que aquí el señor don Quijote ha dicho. — Non avendo io sinora quasi mai favellato, non vorrei restarmene con uno scrupolo che mi rode e carica la coscienza, e che nasce da quanto pronunziò il signor don Chisciotte: posso parlare o no?
-Para otras cosas más -respondió don Quijote- tiene licencia el señor cura; y así, puede decir su escrúpulo, porque no es de gusto andar con la conciencia escrupulosa. — Su questo e su altri più importanti soggetti, rispose don Chisciotte, può liberamente spiegarsi il signor curato e faccia pur noti i suoi dubbi, che non è bene lo starsene cogli scrupoli sulla coscienza.
-Pues con ese beneplácito -respondió el cura-, digo que mi escrúpulo es que no me puedo persuadir en ninguna manera a que toda la caterva de caballeros andantes que vuestra merced, señor don Quijote, ha referido, hayan sido real y verdaderamente personas de carne y hueso en el mundo; antes, imagino que todo es ficción, fábula y mentira, y sueños contados por hombres despiertos, o, por mejor decir, medio dormidos. — Poiché mel concede, rispose il curato, dico che il mio scrupolo consiste nel non potermi persuadere a verun patto che tutta la caterva degli erranti cavalieri testé riferiti da vossignoria sieno stati realmente e veracemente persone in carne ed ossa al mondo: e piuttosto crederei che tutto fosse finzione, favola, menzogne e sogni raccontati da uomini desti, o per meglio dire mezzo addormentati.
-Ése es otro error -respondió don Quijote- en que han caído muchos, que no creen que haya habido tales caballeros en el mundo; y yo muchas veces, con diversas gentes y ocasiones, he procurado sacar a la luz de la verdad este casi común engaño; pero algunas veces no he salido con mi intención, y otras sí, sustentándola sobre los hombros de la verdad; la cual verdad es tan cierta, que estoy por decir que con mis propios ojos vi a Amadís de Gaula, que era un hombre alto de cuerpo, blanco de rostro, bien puesto de barba, aunque negra, de vista entre blanda y rigurosa, corto de razones, tardo en airarse y presto en deponer la ira; y del modo que he delineado a Amadís pudiera, a mi parecer, pintar y descubrir todos cuantos caballeros andantes andan en las historias en el orbe, que, por la aprehensión que tengo de que fueron como sus historias cuentan, y por las hazañas que hicieron y condiciones que tuvieron, se pueden sacar por buena filosofía sus faciones, sus colores y estaturas. — Questo è un altro sproposito, rispose don Chisciotte, in cui caddero molti che non ebbero per vera l'esistenza di questi cavalieri nel mondo, ed io più volte in diversi luoghi e in differenti occasioni ho procurato d'illuminare i ciechi, e di trarli da questo universale inganno. Non vi sono qualche volta riuscito, ma talora sì bene, perché ho appoggiato alla verità le mie dimostrazioni: verità tanto incontrastabile, che sto per dire di avere veduto cogli occhi miei propri che Amadigi di Gaula era un uomo di alta statura, di bianca carnagione nel viso, di bellissima barba, tuttoché nera, di guardatura tra il mansueto e il feroce, di poche parole, restìo nello sdegnarsi e facile a deporre l'ira. E come qui ho disegnato Amadigi, potrei, a parer mio, dipingere e far conoscere di persona quanti cavalieri erranti si trovano nelle istorie del mondo. Questa perfetta mia cognizione dell'essere loro deriva dal fondamento di ciò che di essi mi ha tramandato la storia particolare; dalle imprese colle quali si segnalarono, ed infine dalle stesse loro qualità ricavare si può per filosofica induzione la fisonomia, il colore e sino la statura loro.
-¿Que tan grande le parece a vuestra merced, mi señor don Quijote -preguntó el barbero-, debía de ser el gigante Morgante? — Di che grandezza crede vossignoria, mio signor don Chisciotte, domandò il barbiere, che debba essere stato il gigante Morgante?
-En esto de gigantes -respondió don Quijote- hay diferentes opiniones, si los ha habido o no en el mundo; pero la Santa Escritura, que no puede faltar un átomo en la verdad, nos muestra que los hubo, contándonos la historia de aquel filisteazo de Golías, que tenía siete codos y medio de altura, que es una desmesurada grandeza. También en la isla de Sicilia se han hallado canillas y espaldas tan grandes, que su grandeza manifiesta que fueron gigantes sus dueños, y tan grandes como grandes torres; que la geometría saca esta verdad de duda. Pero, con todo esto, no sabré decir con certidumbre qué tamaño tuviese Morgante, aunque imagino que no debió de ser muy alto; y muéveme a ser deste parecer hallar en la historia donde se hace mención particular de sus hazañas que muchas veces dormía debajo de techado; y, pues hallaba casa donde cupiese, claro está que no era desmesurada su grandeza. — Quanto ai giganti, rispose don Chisciotte, variano le opinioni se sieno o no stati al mondo: ma la Sacra Scrittura, che non può un attimo discrepare dalla verità ci fa sapere che vi furono, raccontandoci la storia di quel filisteaccio di Golia ch'era alto sette cubiti e mezzo, il che costituisce una smisurata grandezza. Anche nell'isola di Sicilia si sono trovati stinchi e spalle sì grandi da dovere concludere necessariamente che furono giganti quelli dei quali formavano parte, e ch'erano grandi come alte torri: verità alla quale conduce una induzione geometrica ed infallibile. Non saprei asserire con certezza quanto grande fosse Morgante; ma io credo che non debba essere stato molto smisurato; perché trovo osservabile nella storia, in cui si fa menzione particolare dell'eroiche sue gesta, che molte volte dormiva al coperto: e potendo stare in abitazioni coperte dal tetto è cosa evidente che non fosse sterminata la sua persona.
-Así es -dijo el cura. — Così è per lo appunto, disse il curato,
El cual, gustando de oírle decir tan grandes disparates, le preguntó que qué sentía acerca de los rostros de Reinaldos de Montalbán y de don Roldán, y de los demás Doce Pares de Francia, pues todos habían sido caballeros andantes. il quale pigliava gusto a sentirlo dare in sì grossi svarioni: e gli dimandò allora come la intendesse rispetto alle facce di Rinaldo di Montalbano, di Orlando e dei dieci Paladini di Francia, poiché furono tutti erranti cavalieri.
-De Reinaldos -respondió don Quijote- me atrevo a decir que era ancho de rostro, de color bermejo, los ojos bailadores y algo saltados, puntoso y colérico en demasía, amigo de ladrones y de gente perdida. De Roldán, o Rotolando, o Orlando, que con todos estos nombres le nombran las historias, soy de parecer y me afirmo que fue de mediana estatura, ancho de espaldas, algo estevado, moreno de rostro y barbitaheño, velloso en el cuerpo y de vista amenazadora; corto de razones, pero muy comedido y bien criado. — Quanto a Rinaldo, rispose don Chisciotte, ardisco dire che fosse largo di faccia, rosso di colore, cogli occhi irrequieti e un po' in fuora, puntiglioso e collerico soverchiamente, amico dei ladri e della gente perduta; quanto a Roldano o Rotolando od Orlando (ché tutti questi nomi gli dànno le istorie) sono di avviso, e mi confermo, che fu di statura media, largo di spalle, con le gambe un po' torte, brunetto il viso, di barba castagniccia, peloso nel corpo, di guardatura feroce, riservato in parlare, ma fornito di cortesia e di bel costume.
-Si no fue Roldán más gentilhombre que vuestra merced ha dicho -replicó el cura-, no fue maravilla que la señora Angélica la Bella le desdeñase y dejase por la gala, brío y donaire que debía de tener el morillo barbiponiente a quien ella se entregó; y anduvo discreta de adamar antes la blandura de Medoro que la aspereza de Roldán. — Se Orlando non fu di migliore presenza di quella ora descritta da vossignoria, replicò il curato, non fa maraviglia, che Angelica la bella, lo rifiutasse per appigliarsi alla gentilezza, al brio ed alla buona grazia di cui dovea essere dotato il moretto imberbe al quale si abbandonò: ed ebbe ragione di amare piuttosto la piacevolezza di Medoro, che la rustichezza di quel paladino.
-Esa Angélica -respondió don Quijote-, señor cura, fue una doncella destraída, andariega y algo antojadiza, y tan lleno dejó el mundo de sus impertinencias como de la fama de su hermosura despreció mil señores, mil valientes y mil discretos, y contentóse con un pajecillo barbilucio, sin otra hacienda ni nombre que el que le pudo dar de agradecido la amistad que guardó a su amigo. El gran cantor de su belleza, el famoso Ariosto, por no atreverse, o por no querer cantar lo que a esta señora le sucedió después de su ruin entrego, que no debieron ser cosas demasiadamente honestas, la dejó donde dijo. — Questa tale Angelica, rispose don Chisciotte, o signor curato, fu una donzella di poco buon odore, vagabonda, capricciosetta, e lasciò il mondo tanto pieno delle sue impertinenze quanto della fama della sua bellezza; disprezzò mille signori, mille valorosi, mille prudenti, e si contentò di un paggetto zerbinello senz'altri averi od altro nome che quello che poté dargli la affezione mostrata, da lei al suo amico. E il cantore della bellezza il famoso Ariosto, non osando o non volendo cantare ciò che avvenne a quella signora dopo di essersi data obbrobriosamente in preda all'amante, che certo non dovettero essere cose molto oneste, lasciò a mezzo la storia col dire:
Y como del Catay recibió el cetro. E come del Catai ricevè 'l scettro
quizá otro cantará con mejor plectro. Fors'altri canterà con miglior plettro.
Y, sin duda, que esto fue como profecía; que los poetas también se llaman vates, que quiere decir adivinos. Véese esta verdad clara, porque, después acá, un famoso poeta lloró y cantó sus lágrimas, y otro famoso y único poeta castellano cantó su hermosura. È certo che questo linguaggio dee considerarsi come una profezia, tanto più che i poeti si sogliono anche chiamare vaticinatori: e questa è verità incontrastabile, perché d'indi in poi un celebre poeta dell'Andalusia pianse e cantò le sue lagrime, come un altro famoso ed unico poeta castigliano cantò e mise a cielo la sua bellezza.
-Dígame, señor don Quijote -dijo a esta sazón el barbero-, ¿no ha habido algún poeta que haya hecho alguna sátira a esa señora Angélica, entre tantos como la han alabado. — Mi dica, signor don Chisciotte, soggiunse qui il barbiere: non vi fu mai alcun poeta che abbia composto qualche satira contro questa signora Angelica fra quei tanti che celebrarono i suoi meriti?
-Bien creo yo -respondió don Quijote- que si Sacripante o Roldán fueran poetas, que ya me hubieran jabonado a la doncella; porque es propio y natural de los poetas desdeñados y no admitidos de sus damas fingidas -o fingidas, en efeto, de aquéllos a quien ellos escogieron por señoras de sus pensamientos-, vengarse con sátiras y libelos (venganza, por cierto, indigna de pechos generosos), pero hasta agora no ha llegado a mi noticia ningún verso infamatorio contra la señora Angélica, que trujo revuelto el mundo. — Io sono di opinione, rispose don Chisciotte, che se Sacripante o Roldano fossero stati poeti avrebbero ben bene lavato il capo a quella donzella; giacché è proprio e connaturale ai poeti sdegnati e non accolti dalle finte o vere loro dame (cioè da quelle che trascelsero per arbitre della volontà loro) di togliersene vendetta con satire e con libelli; vendetta certamente indegna di un animo generoso; ma non seppi sin ora che sia stata scritta contro la signora Angelica poesia alcuna infamante, tuttoché ella avesse posto il mondo sossopra.
-¡Milagro! -dijo el cura. — Miracolo! » disse il curato;
Y, en esto, oyeron que la ama y la sobrina, que ya habían dejado la conversación, daban grandes voces en el patio, y acudieron todos al ruido. ma in questo udirono che la nipote e la serva, che già aveano lasciata a mezzo la conversazione, gridavano forte verso la corte, e tutti accorsero a quel rumore.