| I. Capítulo XXV. Donde se apunta la aventura del rebuzno y la graciosa del titerero, con las memorables adivinanzas del mono adivino. | CAPITOLO XXV AVVENTURA DEL RAGLIO DELL'ASINO, E GRAZIOSO SUCCESSO DEL BAGATTELLIERE COLLE MEMORABILI DIVINAZIONI DELLO SCIMMIOTTO INDOVINO. |
| No se le cocía el pan a don Quijote, como suele decirse, hasta oír y saber las maravillas prometidas del hombre condutor de las armas. Fuele a buscar donde el ventero le había dicho que estaba, y hallóle, y díjole que en todo caso le dijese luego lo que le había de decir después, acerca de lo que le había preguntado en el camino. El hombre le respondió. | Don Chisciotte spasimava di sentire le maraviglie che il portatore delle armi aveva promesso di raccontargli. Andò a cercarlo dove l'oste gli disse che si trovava; e tosto gli espose che era assai voglioso di sapere quello che avesse a narrargli intorno alle vicende accennate durante il cammino. Quell'uomo gli rispose: |
| -Más despacio, y no en pie, se ha de tomar el cuento de mis maravillas déjeme vuestra merced, señor bueno, acabar de dar recado a mi bestia, que yo le diré cosas que le admiren. | — Con comodo e non su due piedi si ha ad udire un racconto ch'è molto singolare; lasci, cortese signor mio, che io termini di governare la mia bestia, e le dirò poi cose che la faranno stupire. |
| -No quede por eso -respondió don Quijote-, que yo os ayudaré a todo. | — Non si metta indugio per questo, disse don Chisciotte, che io vi aiuterò a compiere le vostre faccende: |
| Y así lo hizo, ahechándole la cebada y limpiando el pesebre, humildad que obligó al hombre a contarle con buena voluntad lo que le pedía; y, sentándose en un poyo y don Quijote junto a él, teniendo por senado y auditorio al primo, al paje, a Sancho Panza y al ventero, comenzó a decir desta manera | e lo fece in effetto vagliandogli la biada e nettandogli la mangiatoia: umiltà che impegnò quell'uomo a soddisfare di tutto buon cuore la sua curiosità. Sedutosi pertanto su di un muricciuolo, e don Chisciotte, accanto a lui, avendo per uditore il giovane, il paggio, Sancio Pancia e l'oste, cominciò in tal guisa a parlare. |
| -« Sabrán vuesas mercedes que en un lugar que está cuatro leguas y media desta venta sucedió que a un regidor dél, por industria y engaño de una muchacha criada suya, y esto es largo de contar, le faltó un asno, y, aunque el tal regidor hizo las diligencias posibles por hallarle, no fue posible. Quince días serían pasados, según es pública voz y fama,- que el asno faltaba, cuando, estando en la plaza el regidor perdidoso, otro regidor del mismo pueblo le dijo ''Dadme albricias, compadre, que vuestro jumento ha parecido''. ''Yo os las mando y buenas, compadre -respondió el otro-, pero sepamos dónde ha parecido''. ''En el monte -respondió el hallador-, le vi esta mañana, sin albarda y sin aparejo alguno, y tan flaco que era una compasión miralle. Quísele antecoger delante de mí y traérosle, pero está ya tan montaraz y tan huraño, que, cuando llegé a él, se fue huyendo y se entró en lo más escondido del monte. Si queréis que volvamos los dos a buscarle, dejadme poner esta borrica en mi casa, que luego vuelvo''. ''Mucho placer me haréis -dijo el del jumento-, e yo procuraré pagároslo en la mesma moneda''. Con estas circunstancias todas, y de la mesma manera que yo lo voy contando, lo cuentan todos aquellos que están enterados en la verdad deste caso. En resolución, los dos regidores, a pie y mano a mano, se fueron al monte, y, llegando al lugar y sitio donde pensaron hallar el asno, no le hallaron, ni pareció por todos aquellos contornos, aunque más le buscaron. Viendo, pues, que no parecía, dijo el regidor que le había visto al otro ''Mirad, compadre una traza me ha venido al pensamiento, con la cual sin duda alguna podremos descubrir este animal, aunque esté metido en las entrañas de la tierra, no que del monte; y es que yo sé rebuznar maravillosamente; y si vos sabéis algún tanto, dad el hecho por concluido''. ''¿Algún tanto decís, compadre? -dijo el otro-; por Dios, que no dé la ventaja a nadie, ni aun a los mesmos asnos''. ''Ahora lo veremos -respondió el regidor segundo-, porque tengo determinado que os vais vos por una parte del monte y yo por otra, de modo que le rodeemos y andemos todo, y de trecho en trecho rebuznaréis vos y rebuznaré yo, y no podrá ser menos sino que el asno nos oya y nos responda, si es que está en el monte''. A lo que respondió el dueño del jumento ''Digo, compadre, que la traza es excelente y digna de vuestro gran ingenio''. Y, dividiéndose los dos según el acuerdo, sucedió que casi a un mesmo tiempo rebuznaron, y cada uno engañado del rebuzno del otro, acudieron a buscarse, pensando que ya el jumento había parecido; y, en viéndose, dijo el perdidoso ''¿Es posible, compadre, que no fue mi asno el que rebuznó?'' ''No fue, sino yo'', respondió el otro. ''Ahora digo -dijo el dueño-, que de vos a un asno, compadre, no hay alguna diferencia, en cuanto toca al rebuznar, porque en mi vida he visto ni oído cosa más propia''. ''Esas alabanzas y encarecimiento -respondió el de la traza-, mejor os atañen y tocan a vos que a mí, compadre; que por el Dios que me crió que podéis dar dos rebuznos de ventaja al mayor y más perito rebuznador del mundo; porque el sonido que tenéis es alto; lo sostenido de la voz, a su tiempo y compás; los dejos, muchos y apresurados, y, en resolución, yo me doy por vencido y os rindo la palma y doy la bandera desta rara habilidad''. ''Ahora digo -respondió el dueño-, que me tendré y estimaré en más de aquí adelante, y pensaré que sé alguna cosa, pues tengo alguna gracia; que, puesto que pensara que rebuznaba bien, nunca entendí que llegaba el estremo que decís''. ''También diré yo ahora -respondió el segundo- que hay raras habilidades perdidas en el mundo, y que son mal empleadas en aquellos que no saben aprovecharse dellas''. ''Las nuestras -respondió el dueño-, si no es en casos semejantes como el que traemos entre manos, no nos pueden servir en otros, y aun en éste plega a Dios que nos sean de provecho''. | — Hanno a sapere, vossignorie, che al giudice di un paese quattro leghe e mezza di qua discosto, per accortezza ed inganno di una ragazza sua fante (e questa sarebbe cosa lunga da dire) mancò un asino, né più fu potuto trovarlo per quante diligenze avesse usate. Dovevano essere passati quindici giorni da che l'asino mancava, quando standosene sulla piazza detto giudice, un altro giudice dello stesso paese, gli disse: — Datemi la mancia, compare, ché il vostro asino si è ritrovato. — Ve la darò, e buona, compare, l'altro rispose; ma a buon conto vorrei prima sapere ove fu ritrovato. — Io lo vidi, soggiunse l'altro, in questa mattina sul monte che aggiravasi per la selva senza bardella o altro arnese, e così assottigliato che moveva pietà a guardarlo: gli passai dinanzi per fermarlo e ricondurvelo, ma si è fatto tanto selvatico ed intrattabile, che quando gli giunsi addosso si diede a fuggire, e si nascose nel più folto del bosco: ora se vi piace che ci rechiamo tutti e due a cercarlo, lasciate prima che rimeni a casa questa mia asinella, e io vi sarò compagno nel viaggio. — Ne avrò gran piacere, disse quello dell'asino, e mi studierò di compensarvi di eguale mercede. Con tutte queste circostanze, e uguale in tutto a questo mio racconto, è quanto depongono tutti coloro che sono informati della verità del fatto. In sostanza i due giudici, marciando a piedi a poco a poco giunsero alla montagna, ed arrivati al sito dove credevano di trovar l'asino, nol rinvennero punto, né per diligenza che si facesse si poté mai vedere in tutti quei contorni. Poiché dunque non si trovava, quel giudice che avealo veduto disse all'altro: — Badate a me, compare, che mi è venuto in testa un modo d'imbatterci infallantemente in questo animale, quand'anche si fosse cacciato nelle viscere della terra non che in quelle della selva; ed il modo è questo: io so ragliare a perfezione, e se voi ancora ne sapete un poco vi do la cosa per bella e fatta. — Se ne so un poco? disse l'altro; per vita mia, compare caro, che non la cedo a nessuno, e neppure agli asini stessi. — Dunque alla prova, rispose l'altro: io ho fatto pensiero che voi ve n'andiate per una parte della montagna ed io per l'altra, in maniera che l'attornieremo e gireremo tutta; e di tratto in tratto raglierete voi e raglierò io, e sarà impossibile che l'asino, se sta sulla montagna, non ci senta e non ci risponda. » Disse il padrone dell'asino: — Sono persuaso, o compare, che ottimo sia il modo da voi trovato, e degno della vostra gran mente. » Si separarono ambedue giusta l'accordo fatto, ed avvenne che ragliarono entrambi quasi ad un tempo stesso, ed ingannato ciascuno dal raglio dell'altro corsero a cercarsi, pensando che già l'asino si fosse trovato: e nel rivedersi disse quegli che lo aveva perduto: — Com'è possibile, compare, che il raglio che ho inteso non sia stato quello del mio asino? — Non lo fu, e sono stato io, rispose il secondo giudice. — Vi dico bene in verità, soggiunse il primo, che da voi ad un asino, compare, non passa alcuna differenza, perché non udii in tutta la vita mia un ragliare più al naturale. — Queste lodi ed esagerazioni, rispose quello della invenzione, quadrano meglio e più convengono a voi, compare, che a me; e per quel Dio che mi ha creato, che voi potete dare due ragli di vantaggio al più esperto ragliatore del mondo, poiché il suono acuto che vi esce di gola, la voce sostenuta a battuta, le cadenze molte e preste, e in somma tutto è tale ch'io mi do per vinto, e vi lascio la bandiera in questa sorta di abilità. — Or bene, disse il padrone dell'asino, d'ora innanzi mi terrò uomo da qualche cosa, poiché ho in me sì felice disposizione e sì buon garbo: io già sapevo di ragliare bene, ma non avrei mai creduto di essere giunto a quell'apice che voi dite. — Oh sappiate, rispose il secondo, che nel mondo si trovano dei begl'ingegni che non sono stimati, e talvolta si vedono mal collocate le grazie in chi non ne sa profittare. — Le nostre, rispose il padrone dell'asino, non ci possono esser di giovamento se non in occasioni simili a questa, e Dio voglia che anche in questo caso ci sieno proficue. » |
| Esto dicho, se tornaron a dividir y a volver a sus rebuznos, y a cada paso se engañaban y volvían a juntarse, hasta que se dieron por contraseño que, para entender que eran ellos, y no el asno, rebuznasen dos veces, una tras otra. Con esto, doblando a cada paso los rebuznos, rodearon todo el monte sin que el perdido jumento respondiese, ni aun por señas. Mas, ¿cómo había de responder el pobre y mal logrado, si le hallaron en lo más escondido del bosque, comido de lobos? Y, en viéndole, dijo su dueño ''Ya me maravillaba yo de que él no respondía, pues a no estar muerto, él rebuznara si nos oyera, o no fuera asno; pero, a trueco de haberos oído rebuznar con tanta gracia, compadre, doy por bien empleado el trabajo que he tenido en buscarle, aunque le he hallado muerto''. ''En buena mano está, compadre -respondió el otro-, pues si bien canta el abad, no le va en zaga el monacillo''. Con esto, desconsolados y roncos, se volvieron a su aldea, adonde contaron a sus amigos, vecinos y conocidos cuanto les había acontecido en la busca del asno, exagerando el uno la gracia del otro en el rebuznar; todo lo cual se supo y se estendió por los lugares circunvecinos. Y el diablo, que no duerme, como es amigo de sembrar y derramar rencillas y discordia por doquiera, levantando caramillos en el viento y grandes quimeras de nonada, ordenó e hizo que las gentes de los otros pueblos, en viendo a alguno de nuestra aldea, rebuznase, como dándoles en rostro con el rebuzno de nuestros regidores. Dieron en ello los muchachos, que fue dar en manos y en bocas de todos los demonios del infierno, y fue cundiendo el rebuzno de en uno en otro pueblo, de manera que son conocidos los naturales del pueblo del rebuzno, como son conocidos y diferenciados los negros de los blancos; y ha llegado a tanto la desgracia desta burla, que muchas veces con mano armada y formado escuadrón han salido contra los burladores los burlados a darse la batalla, sin poderlo remediar rey ni roque, ni temor ni vergüenza. Yo creo que mañana o esotro día han de salir en campaña los de mi pueblo, que son los del rebuzno, contra otro lugar que está a dos leguas del nuestro, que es uno de los que más nos persiguen y, por salir bien apercebidos, llevo compradas estas lanzas y alabardas que habéis visto. Y éstas son las maravillas que dije que os había de contar, y si no os lo han parecido, no sé otras. | Detto ciò, tornarono a dividersi e tornarono ai ragli, e ad ogni tratto s'ingannavano, e tornavano a riunirsi, fino a tanto che si diedero per contrassegno che per intendere ch'erano essi e non l'asino, avrebbero ragliato due volte di seguito. Fatto questo accordo, raddoppiando ad ogni passo i ragli, girarono tutta la selva senzaché il giumento rispondesse in modo alcuno. Ma come potea rispondere il meschino e malcapitato, se poi lo trovarono nel più folto di un bosco quasi divorato dai lupi? Nol vide appena il suo padrone che disse: — Mi meravigliava io bene che non rispondesse; che se non fosse stato morto avrebbe senza dubbio ragliato se ci avesse sentiti, o non sarebbe stato asino: basta, compare, poiché ho sentito voi a ragliare con tanta grazia, fo mio conto di aver bene spesa la fatica sostenuta cercandolo, quantunque adesso lo trovi morto e mangiato. — Così dico anche io, compare, l'altro rispose; che se il prete canta bene non si porta male né anche il chierico. » Sconsolati e rauchi ritornarono ambidue al loro paese, e raccontarono agli amici, vicini e conoscenti ciò ch'era accaduto cercando dell'asino, esagerandosi dall'uno la grazia dell'altro in ragliare, il che si riseppe e andò per le bocche di tutti nei luoghi circonvicini. Il diavolo poi che non dorme, come desideroso di seminare e spargere rancori e discordie ove può, e di mettere chimere e triste voglie nei cervelli fece che le genti degli altri paesi al vedere qualcuno del nostro paese ragliassero, quasi volendo rinfacciare il raglio dei nostri giudici. Se ne accorsero anche i ragazzi, e la fu una disperazione, perché sempre più il raglio si diffuse di uno in altro paese, di maniera che sono adesso distinti i naturali del nostro paese dal raglio come sono differenziati i mori dai bianchi: e tanto innanzi andarono le pessime conseguenze di questa beffa, che più volte coll'arme alla mano e in ben ordinato squadrone i burlati sono venuti in zuffa coi burlatori senza che abbiano potuto apporvi rimedio né re, né rocco, né timore, né vergogna. Credo che dimani o l'altro abbiano ad uscire in campagna i miei paesani, che sono quelli del raglio, contro quelli di un paese discosto due leghe dal nostro, e ch'è appunto il paese che più ci perseguita; ora per armare bene i combattenti io porto queste lancie e queste alabarde. Ed ecco, o signore, le meraviglie che ho promesso di raccontarvi; che se non vi paiono tali io non ne so di altra sorta. » |
| Y con esto dio fin a su plática el buen hombre; y, en esto, entró por la puerta de la venta un hombre todo vestido de camuza, medias, greguescos y jubón, y con voz levantada dijo | Il galantuomo terminò con queste parole il suo racconto, e a questo punto entrò per la porta dell'osteria un uomo con calzette, calzoni e giubbone, tutti di camozza, e con alta voce si fece a dire: |
| -Señor huésped, ¿hay posada? Que viene aquí el mono adivino y el retablo de la libertad de Melisendra. | — Signor oste, avete una stanza? io vengo e porto con me lo scimiotto indovino e il quadro della libertà di Melisendra. |
| -¡Cuerpo de tal -dijo el ventero-, que aquí está el señor mase Pedro! Buena noche se nos apareja. | — Oh affè, sclamò l'oste, ch'è qua il nostro maestro don Pietro! oh ci si apparecchia una buona notte! » |
| Olvidábaseme de decir como el tal mase Pedro traía cubierto el ojo izquierdo, y casi medio carrillo, con un parche de tafetán verde, señal que todo aquel lado debía de estar enfermo; y el ventero prosiguió, diciendo. | Erami dimenticato di dire che questo maestro don Pietro aveva coperto l'occhio destro e pressoché mezza una guancia con un piastrello di taffetà verde, indizio che tutta quella parte fosse malata. Proseguì l'oste dicendo: |
| -Sea bien venido vuestra merced, señor mase Pedro. ¿Adónde está el mono y el retablo, que no los veo. | — Sia ben venuto la signoria vostra, signor maestro don Pietro: ma dove sono lo scimiotto e il casotto de' fantocci che non li vedo? |
| -Ya llegan cerca -respondió el todo camuza-, sino que yo me he adelantado, a saber si hay posada. | — Eh, sono poco lontani, rispose il tutto camozza, ed io sono venuto avanti per vedere se vi è stanza dove poter albergare. |
| -Al mismo duque de Alba se la quitara para dársela al señor mase Pedro -respondió el ventero-; llegue el mono y el retablo, que gente hay esta noche en la venta que pagará el verle y las habilidades del mono. | — Ne farei star senza sino il gran duca di Alba, disse l'oste, per cederla al mio maestro don Pietro: vengan pure e lo scimiotto ed il casotto, che vi è gente nell'osteria questa notte che pagherà per vederli e per divertirsi colle bravure che sanno fare. |
| -Sea en buen hora -respondió el del parche-, que yo moderaré el precio, y con sola la costa me daré por bien pagado; y yo vuelvo a hacer que camine la carreta donde viene el mono y el retablo. | — Sia in buon'ora, rispose quello del piastrello, ed io metterò il divertimento a buon prezzo contentandomi di cavarne puramente le spese: intanto vado a sollecitare l'arrivo dell'equipaggio; » |
| Y luego se volvió a salir de la venta. | e, detto questo, uscì dell'albergo. |
| Preguntó luego don Quijote al ventero qué mase Pedro era aquél, y qué retablo y qué mono traía. A lo que respondió el ventero. | Dimandò subito don Chisciotte che maestro Pietro fosse colui, e che casotto e scimiotto portasse seco. L'oste rispose: |
| -Éste es un famoso titerero, que ha muchos días que anda por esta Mancha de Aragón enseñando un retablo de Melisendra, libertada por el famoso don Gaiferos, que es una de las mejores y más bien representadas historias que de muchos años a esta parte en este reino se han visto. Trae asimismo consigo un mono de la más rara habilidad que se vio entre monos, ni se imaginó entre hombres, porque si le preguntan algo, está atento a lo que le preguntan y luego salta sobre los hombros de su amo, y, llegándosele al oído, le dice la respuesta de lo que le preguntan, y maese Pedro la declara luego; y de las cosas pasadas dice mucho más que de las que están por venir; y, aunque no todas veces acierta en todas, en las más no yerra, de modo que nos hace creer que tiene el diablo en el cuerpo. Dos reales lleva por cada pregunta, si es que el mono responde; quiero decir, si responde el amo por él, después de haberle hablado al oído; y así, se cree que el tal maese Pedro esta riquísimo; y es hombre galante, como dicen en Italia y bon compaño, y dase la mejor vida del mundo; habla más que seis y bebe más que doce, todo a costa de su lengua y de su mono y de su retablo. | — Questi è quel famoso burattinaio che da molti giorni in qua va attorno per le contrade d'Aragona, mostrando l'istoria di Melisendra liberata dal famoso don Gaifero, ch'è uno degli spettacoli più al naturale e meglio rappresentati che da molti anni siensi veduti in questo nostro regno. Porta anche uno scimiotto di abilità rarissima, anzi vero portento; perché se altri gli fa qualche dimanda, sta attento, salta subito sulle spalle del suo padrone, e parlandogli all'orecchio dà la risposta di quello che si vuole sapere; e subito maestro Pietro la dichiara. Dice molto più delle cose passate che di quelle avvenire; e sebbene non sempre colga nel segno, per lo più per altro indovina, e pare propriamente che abbia il diavolo in corpo. Vuole due reali per ogni dimanda se lo scimiotto risponde, s'intende se il padrone dà la risposta per lui dopo di avergli parlato all'orecchio: e si tiene per certo che sia diventato molto ricco questo maestro Pietro, che è, come dicono gl'Italiani, galantuomo e buon compagnone. Egli conduce la più bella vita del mondo; parla più che sei persone, beve più che dodici, e tutto alle spese della sua lingua, del suo scimiotto e del suo casotto. » |
| En esto, volvió maese Pedro, y en una carreta venía el retablo, y el mono, grande y sin cola, con las posaderas de fieltro, pero no de mala cara; y, apenas le vio don Quijote, cuando le preguntó. | Tornò frattanto maestro Pietro con una carretta su cui stavano gli arnesi e lo scimiotto, grande, senza coda, colle parti deretane ben coperte di pelo e di bell'aspetto. Lo vide appena don Chisciotte, che gli dimandò: |
| -Dígame vuestra merced, señor adivino ¿qué peje pillamo? ¿Qué ha de ser de nosotros?. Y vea aquí mis dos reales. | — Mi dica, la signoria vostra, signor indovino: che pesce pigliamo noi? ci dia la nostra ventura, ed eccole qua i due reali. » |
| Y mandó a Sancho que se los diese a maese Pedro, el cual respondió por el mono, y dijo. | Per mezzo di Sancio li passò a maestro Pietro, il quale rispose per lo scimiotto, e disse: |
| -Señor, este animal no responde ni da noticia de las cosas que están por venir; de las pasadas sabe algo, y de las presentes, algún tanto. | — Signore, questo animale non risponde, né dà notizie delle cose avvenire; delle trascorse sa qualche poco, e un tantino delle presenti. |
| -¡Voto a Rus -dijo Sancho-, no dé yo un ardite porque me digan lo que por mí ha pasado!; porque, ¿quién lo puede saber mejor que yo mesmo? Y pagar yo porque me digan lo que sé, sería una gran necedad; pero, pues sabe las cosas presentes, he aquí mis dos reales, y dígame el señor monísimo qué hace ahora mi mujer Teresa Panza, y en qué se entretiene. | — Perdinci, disse Sancio, che io non ispenderei neppure un quattrino per sapere quello che mi è successo, mentre chi lo può sapere meglio di me? non la sarebbe una balordaggine se andassi cercando di voler sapere quello che so? ma poiché costui sa le cose presenti, proviamolo un poco: Eccovi qua i due reali, e ditemi, caro signor scimiottissimo: che cosa fa adesso mia moglie Teresa Pancia e di che si occupa? » |
| No quiso tomar maese Pedro el dinero, diciendo. | Non volle maestro Pietro prendere il denaro; e disse: |
| -No quiero recebir adelantados los premios, sin que hayan precedido los servicios. | — Non ricevo mai premio alcuno se prima non lo ho meritato; » |
| Y, dando con la mano derecha dos golpes sobre el hombro izquierdo, en un brinco se le puso el mono en él, y, llegando la boca al oído, daba diente con diente muy apriesa; y, habiendo hecho este ademán por espacio de un credo, de otro brinco se puso en el suelo, y al punto, con grandísima priesa, se fue maese Pedro a poner de rodillas ante don Quijote, y, abrazándole las piernas, dijo. | e dando con la destra mano due botte sulla spalla sinistra dello scimiotto, questo in un salto gli montò addosso, e accostata la bocca all'orecchio, sbatté i denti in fretta per lo spazio di un credo, poi diè un altro salto e calò in terra. Maestro Pietro si buttò subito ginocchione davanti a don Chisciotte, e abbracciandogli le gambe gli disse: |
| -Estas piernas abrazo, bien así como si abrazara las dos colunas de Hércules, ¡oh resucitador insigne de la ya puesta en olvido andante caballería!; ¡oh no jamás como se debe alabado caballero don Quijote de la Mancha, ánimo de los desmayados, arrimo de los que van a caer, brazo de los caídos, báculo y consuelo de todos los desdichados. | — Io abbraccio queste gambe come se abbracciassi le due colonne di Ercole; oh risuscitatore insigne della già dimenticata errante cavalleria, oh non mai come si deve lodato abbastanza cavaliere don Chisciotte della Mancia, sostegno dei cadenti, braccio dei caduti, appoggio degli sfortunati, bacolo dei desolati. » |
| Quedó pasmado don Quijote, absorto Sancho, suspenso el primo, atónito el paje, abobado el del rebuzno, confuso el ventero, y, finalmente, espantados todos los que oyeron las razones del titerero, el cual prosiguió diciendo. | Rimasero don Chisciotte stupito, Sancio fuori di sé, sospeso il cugino, attonito il paggio, trasecolato quello del raglio, l'oste confuso, finalmente tutti ammutoliti, quando il burattinaio continuò così a dire: |
| -Y tú, ¡oh buen Sancho Panza!, el mejor escudero y del mejor caballero del mundo, alégrate, que tu buena mujer Teresa está buena, y ésta es la hora en que ella está rastrillando una libra de lino, y, por más señas, tiene a su lado izquierdo un jarro desbocado que cabe un buen porqué de vino, con que se entretiene en su trabajo. | — E tu, o buon Sancio Pancia, il migliore scudiero del più perfetto cavaliere del mondo, consolati pure che la tua buona moglie Teresa sta benissimo, e in questo preciso momento sta pettinando una libbra di lino, e per più contrassegni, ti soggiungo che tiene al suo lato manco un boccale sboccato che può contenere un grosso fiasco di vino di cui si serve per alleggerimento nelle fatiche. |
| -Eso creo yo muy bien -respondió Sancho-, porque es ella una bienaventurada, y, a no ser celosa, no la trocara yo por la giganta Andandona, que, según mi señor, fue una mujer muy cabal y muy de pro; y es mi Teresa de aquellas que no se dejan mal pasar, aunque sea a costa de sus herederos. | — Oh questo debb'essere vero, rispose Sancio, perché Teresa beve molto; e se non patisse di gelosia non la cambierei colla gigantesca Andandona, che secondo il mio padrone fu molto valente e di garbo: la mia Teresa è propriamente una di quelle che ha tanti numeri che sono innumerabili. |
| -Ahora digo -dijo a esta sazón don Quijote-, que el que lee mucho y anda mucho, vee mucho y sabe mucho. Digo esto porque, ¿qué persuasión fuera bastante para persuadirme que hay monos en el mundo que adivinen, como lo he visto ahora por mis propios ojos? Porque yo soy el mesmo don Quijote de la Mancha que este buen animal ha dicho, puesto que se ha estendido algún tanto en mis alabanzas; pero comoquiera que yo me sea, doy gracias al cielo, que me dotó de un ánimo blando y compasivo, inclinado siempre a hacer bien a todos, y mal a ninguno. | — Oh come bene mi persuado, soggiunse don Chisciotte, che chi legge assai e viaggia assai vede molto e fa molto! Chi sarebbe mai stato da tanto di persuadermi che si dieno al mondo scimiotti indovini, come li hanno veduti adesso questi miei occhi, mentre io sono appunto quel don Chisciotte della Mancia nominato da questo mirabile animale? Egli si è diffuso un po' troppo nelle mie lodi, ma comunque sia, ringrazio il Cielo che mi abbia dotato di un animo dolce e compassionevole, proclive sempre a far bene a tutti e a non far male ad alcuno. |
| -Si yo tuviera dineros -dijo el paje-, preguntara al señor mono qué me ha de suceder en la peregrinación que llevo. | — Se avessi dei denari, disse allora il paggio, dimanderei al signor scimiotto quello che mi ha ad accadere nella mia presente peregrinazione. » |
| A lo que respondió maese Pedro, que ya se había levantado de los pies de don Quijote. | Soggiunse subito maestro Pietro che si era alzato dai piedi di don Chisciotte: |
| -Ya he dicho que esta bestezuela no responde a lo por venir; que si respondiera, no importara no haber dineros; que, por servicio del señor don Quijote, que está presente, dejara yo todos los intereses del mundo. Y agora, porque se lo debo, y por darle gusto, quiero armar mi retablo y dar placer a cuantos están en la venta, sin paga alguna. | — Io già l'ho detto che questa bestiuola non risponde sulle cose future: ché se possedesse questa qualità non occorrerebbero denari per farle rendere anche un tale omaggio al signor don Chisciotte qui presente, per cui porrei in non cale qualunque siasi interesse del mondo. Anzi per compiere il dover mio e per intertenerlo piacevolmente, metterò adesso in ordine il mio casotto, e spero che darò spasso a quanti sono nell'osteria senz'alcun pagamento. » |
| Oyendo lo cual el ventero, alegre sobremanera, señaló el lugar donde se podía poner el retablo, que en un punto fue hecho. | L'oste tutto allegro per questa spontanea disposizione di animo, gl'indicò allora il sito dove poteva collocarlo, e in un subito fu bello e accomodato. |
| Don Quijote no estaba muy contento con las adivinanzas del mono, por parecerle no ser a propósito que un mono adivinase, ni las de por venir, ni las pasadas cosas; y así, en tanto que maese Pedro acomodaba el retablo, se retiró don Quijote con Sancho a un rincón de la caballeriza, donde, sin ser oídos de nadie, le dijo. | Non era molto persuaso don Chisciotte delle indovinazioni dello scimiotto, parendogli impossibile che potesse conoscere e il passato e il presente: e però mentre maestro Pietro andava allestendo il casotto, si ritirò con Sancio in un canto della stalla, dove senza essere inteso da alcuno gli disse: |
| -Mira, Sancho, yo he considerado bien la estraña habilidad deste mono, y hallo por mi cuenta que sin duda este maese Pedro, su amo, debe de tener hecho pacto, tácito o espreso, con el demonio. | — Ascoltami, o Sancio: io ho posto mente alla straordinaria abilità di questo scimiotto e tengo, quanto a me, per indubitato e sicuro che qui vi sia qualche pasticcio di maestro Pietro che se la intenda col demonio. |
| -Si el patio es espeso y del demonio -dijo Sancho-, sin duda debe de ser muy sucio patio; pero, ¿de qué provecho le es al tal maese Pedro tener esos patios. | — Se il pasticcio viene dal demonio, disse Sancio, ha da essere molto sporco: ma che interesse può avere maestro Pietro in questa sorta di pasticcio? |
| -No me entiendes, Sancho no quiero decir sino que debe de tener hecho algún concierto con el demonio de que infunda esa habilidad en el mono, con que gane de comer, y después que esté rico le dará su alma, que es lo que este universal enemigo pretende. Y háceme creer esto el ver que el mono no responde sino a las cosas pasadas o presentes, y la sabiduría del diablo no se puede estender a más, que las por venir no las sabe si no es por conjeturas, y no todas veces; que a solo Dios está reservado conocer los tiempos y los momentos, y para Él no hay pasado ni porvenir, que todo es presente. Y, siendo esto así, como lo es, está claro que este mono habla con el estilo del diablo; y estoy maravillado cómo no le han acusado al Santo Oficio, y examinádole y sacádole de cuajo en virtud de quién adivina; porque cierto está que este mono no es astrólogo, ni su amo ni él alzan, ni saben alzar, estas figuras que llaman judiciarias, que tanto ahora se usan en España, que no hay mujercilla, ni paje, ni zapatero de viejo que no presuma de alzar una figura, como si fuera una sota de naipes del suelo, echando a perder con sus mentiras e ignorancias la verdad maravillosa de la ciencia. De una señora sé yo que preguntó a uno destos figureros que si una perrilla de falda pequeña, que tenía, si se empreñaría y pariría, y cuántos y de qué color serían los perros que pariese. A lo que el señor judiciario, después de haber alzado la figura, respondió que la perrica se empreñaría, y pariría tres perricos, el uno verde, el otro encarnado y el otro de mezcla, con tal condición que la tal perra se cubriese entre las once y doce del día, o de la noche, y que fuese en lunes o en sábado; y lo que sucedió fue que de allí a dos días se moría la perra de ahíta, y el señor levantador quedó acreditado en el lugar por acertadísimo judiciario, como lo quedan todos o los más levantadores. | — Tu non m'intendi bene, o Sancio: altro io non voglio dire se non che debb'essersi convenuto col demonio perché infonda questa abilità allo scimiotto per guadagnarsi il pane: e quando sarà fatto ricco gli darà l'anima sua, che è ciò che pretende questo nostro universale nemico. Io tengo questa opinione perché lo scimiotto non fa mai risposta se non che alle cose passate o presenti, e la sapienza del diavolo non suole estendersi più oltre, mentre l'avvenire non lo può conoscere se non per semplici conghietture, né sempre, che a Dio solo è riserbata la intelligenza dei tempi e dei momenti, né per lui vi è passato o futuro, ma tutto è presente. Quanto più io rifletto sopra questa verità tanto più mi persuado che questo scimiotto parli per suggerimento del diavolo, e mi reca alto stupore che nessuno l'abbia finora accusato al sant'Officio e posto ad esame per trargli di bocca in virtù di chi egli indovini; chiaro essendo che uno scimiotto non è un astrologo, come non lo è il suo padrone: né l'uno né l'altro fan bene alzare le figure che chiamansi giudiziarie, le quali ora sono talmente in voga per la Spagna, che non v'ha donnicciuola, né paggio, né ciabattino che non presuma di alzare la sua figura (come se fosse un fante di carte) da terra, rovinando la mirabile verità della scienza colle menzogne e colla ignoranza. Io conosco una signora la quale domandò ad uno di questi cabalisti, quali e quanti e di qual pelo sarebbero stati i cagnolini che avrebbe partorito una sua cagnuola. Il cabalista, dopo avere alzata la figura, rispose che darebbe alla luce tre cagnolini, verde l'uno, l'altro incarnato e l'altro mischio. Quello che successe fu, che dopo due giorni la cagnuola morì per lo troppo mangiare, e il signor cabalista dalle figure restò in terra; però addio riputazione di gran giudiziario, e finì come tutti o la più gran parte di questi ciarlatani. |
| -Con todo eso, querría -dijo Sancho- que vuestra merced dijese a maese Pedro preguntase a su mono si es verdad lo que a vuestra merced le pasó en la cueva de Montesinos; que yo para mí tengo, con perdón de vuestra merced, que todo fue embeleco y mentira, o por lo menos, cosas soñadas. | — Per altro, disse Sancio, vorrei che vossignoria dimandasse a questo maestro don Pietro alcun che degli affari della grotta di Montésino; perché quanto a me (sia con sopportazione di vossignoria), mi ostino a credere che tutto sia stato intigro o bugia o cose per lo manco da lei sognate. |
| -Todo podría ser -respondió don Quijote-, pero yo haré lo que me aconsejas, puesto que me ha de quedar un no sé qué de escrúpulo. | — Tutto potrebbe essere, rispose don Chisciotte; ed io farò quello che tu mi consigli, quantunque mi resti nel proporre queste tali dimande un tantino di scrupolo. » |
| Estando en esto, llegó maese Pedro a buscar a don Quijote y decirle que ya estaba en orden el retablo; que su merced viniese a verle, porque lo merecía. Don Quijote le comunicó su pensamiento, y le rogó preguntase luego a su mono le dijese si ciertas cosas que había pasado en la cueva de Montesinos habían sido soñadas o verdaderas; porque a él le parecía que tenían de todo. A lo que maese Pedro, sin responder palabra, volvió a traer el mono, y, puesto delante de don Quijote y de Sancho, dijo | Stando in questi discorsi venne maestro Pietro a dimandare di don Chisciotte, e a dirgli che già il casotto era apparecchiato, e che sua signoria andasse a vederlo, che vi era pregio dell'opera. Don Chisciotte gli comunicò i suoi pensamenti, e lo pregò che interpellasse subito il suo scimiotto per sapere se certe cose avvenutegli nella grotta di Montésino fossero state vere o sognate, mentre a lui pareva che pizzicassero dell'uno o dell'altro. Maestro Pietro, senza rispondere sillaba andò per lo scimiotto, e condottolo davanti a don Chisciotte ed a Sancio, disse: |
| -Mirad, señor mono, que este caballero quiere saber si ciertas cosas que le pasaron en una cueva llamada de Montesinos, si fueron falsas o verdaderas. | — Attento, signore scimiotto, che questo cavaliere brama sapere se certe cose che gli accaddero nella grotta, detta di Montésino, sieno state false o vere: |
| Y, haciéndole la acostumbrada señal, el mono se le subió en el hombro izquierdo, y, hablándole, al parecer, en el oído, dijo luego maese Pedro. | e fattogli il consueto segno, lo scimiotto gli balzò sulla spalla sinistra, e parlandogli, come pareva all'orecchio, disse subito maestro Pietro: |
| -El mono dice que parte de las cosas que vuesa merced vio, o pasó, en la dicha cueva son falsas, y parte verisímiles; y que esto es lo que sabe, y no otra cosa, en cuanto a esta pregunta; y que si vuesa merced quisiere saber más, que el viernes venidero responderá a todo lo que se le preguntare, que por ahora se le ha acabado la virtud, que no le vendrá hasta el viernes, como dicho tiene. | — Lo scimiotto dice che parte delle cose vedute e successe nella grotta sono state false e parte verisimili; e che questo è quello che sa, e niente più risponde intorno a questa dimanda. Dice ancora che se vossignoria vuol sapere di più, nel venerdì venturo risponderà ad ogni dimanda, ma per adesso gli manca la virtù, e non gli può tornare sino a venerdì per quanto ha detto. |
| -¿No lo decía yo -dijo Sancho-, que no se me podía asentar que todo lo que vuesa merced, señor mío, ha dicho de los acontecimientos de la cueva era verdad, ni aun la mitad. | — Io aveva bene ragione, soggiunse allora Sancio, di non mandare giù le grosse bugie che vossignoria raccontava dell'accadutole nella grotta, e di non crederle vere nemmeno per la metà. |
| -Los sucesos lo dirán, Sancho -respondió don Quijote-; que el tiempo, descubridor de todas las cosas, no se deja ninguna que no las saque a la luz del sol, aunque esté escondida en los senos de la tierra. Y, por hora, baste esto, y vámonos a ver el retablo del buen maese Pedro, que para mí tengo que debe de tener alguna novedad. | — Agli effetti ci rivedremo, Sancio mio, rispose don Chisciotte, che il tempo è lo scopritore di tutte le cose, né alcuna resta che presto o tardi non esca fuori alla luce del sole, per quanto stiasi rinchiusa nelle viscere della terra: ma ciò basti per ora, e andiamo a veder il casotto del buon maestro Pietro, che io penso che debba avere qualche cosa di nuovo. |
| -¿Cómo alguna? -respondió maese Pedro- sesenta mil encierra en sí este mi retablo; dígole a vuesa merced, mi señor don Quijote, que es una de las cosas más de ver que hoy tiene el mundo, y operibus credite, et non verbis; y manos a labor, que se hace tarde y tenemos mucho que hacer y que decir y que mostrar. | — Come qualche cosa? rispose maestro Pietro: sessantamila ne comprende questo mio casotto ed assicuro la signoria vostra, mio signor don Chisciotte, ch'è uno dei più curiosi soggetti che abbia il mondo. Ma operibus credite et non verbis; e mano all'opera, che si fa tardi, e abbiamo da fare e da dire e da mostrare assai. » |
| Obedeciéronle don Quijote y Sancho, y vinieron donde ya estaba el retablo puesto y descubierto, lleno por todas partes de candelillas de cera encendidas, que le hacían vistoso y resplandeciente. En llegando, se metió maese Pedro dentro dél, que era el que había de manejar las figuras del artificio, y fuera se puso un muchacho, criado del maese Pedro, para servir de intérprete y declarador de los misterios del tal retablo tenía una varilla en la mano, con que señalaba las figuras que salían. | Condiscesero don Chisciotte e Sancio, e si recarono là dove il casotto era collocato, già coperto e illuminato d'ogni intorno con candelette di cera che lo rendeano vistoso e riplendente. Allora maestro Pietro vi si pose entro, perch'egli era quello che doveva maneggiare le artifiziali figure, ed un ragazzo, suo servidore, se ne stette al di fuori per servire d'interprete e dichiaratore di tutte le meraviglie; e tenea in mano una bacchetta con cui indicava le figure che uscivano di tanto in tanto. |
| Puestos, pues, todos cuantos había en la venta, y algunos en pie, frontero del retablo, y acomodados don Quijote, Sancho, el paje y el primo en los mejores lugares, el trujamán comenzó a decir lo que oirá y verá el que le oyere o viere el capítulo siguiente. | Accomodatisi dunque quelli che trovavansi nell'osteria, e rimasti alcuni in piedi, e situati nel posto migliore don Chisciotte, Sancio, il paggio e il cugino, cominciò il ciarlatano a dire quello che udirà o leggerà, chi udirà o leggerà il seguente capitolo. |